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8 aprile 2014

esposizione sbagliata























mi accorgo per sbaglio che la mia vita è un casino.
come la mia scrivania. 
sopra c'è di tutto, dentro c'è di tutto.
il pc e il mondo del web, candele,
appunti  fermati su pezzi di carta, un ferro da stiro,
una penna, la scatola del cellulare, cavi vari di collegamento
un libro su come fare il pane pieno di post-it segnalibro, fatture
cartelline, giornali, scatole, cassettine di legno
c'è perfino il libretto delle vaccinazioni e un cm per misurare
così fuori, così dentro.
un casino a cui non so e non voglio mettere ordine
perchè per mettere ordine bisogna buttare all'aria,
bisogna buttare tutto fuori e decidere quello che si tiene 
e quello che si butta.
e mi fa paura pensare a cosa potrei voler buttare.

24 febbraio 2014

4 giorni





musica per l'ascolto
buon volo Francesco...








lo hanno trovato a casa sua.
nel letto, sotto le coperte, vestito di sana pianta, mancavano solo le scarpe.
dopo quattro giorni di assenza qualcuno si è accorto che non era in giro e si è preoccupato.
dopo quattro giorni.
i carabinieri sono andati a cercarlo a casa, hanno sfondato la porta per entrare.
e lui era lì, solo, dentro al letto.
morto.

morto da solo.
certo, era anche vissuto da solo.
morto solo, chissà se ha avuto il tempo di avere paura o se si è addormentato e non si è più svegliato?
gli ultimi anni erano stati duri.
aveva perso i genitori, anziani ma pur sempre genitori.
non aveva moglie o fidanzata.
non aveva fratelli, sorelle, cugini, zii. non aveva nessuno.
non aveva un lavoro, ma era in cassa integrazione.
non aveva amici.
aveva solo quella casa, eredità dei suoi, senza elettricità, senza gas. senza.

e senza nessuno accanto è morto.
e mi sono sentita una merda.
parecchio merda.
sarebbe bastato cercarlo ogni tanto. invitarlo a cena da noi.
anche per il cibo, era dimagrito 20 kg nell'ultimo anno non avendo soldi per fare la spesa, ma soprattutto per parlare con lui  per dargli almeno l'impressione che sapevamo che esisteva, che ci ricordavamo di lui.
e mi sento ancora una merda.

siamo diventati tutti egoisti.
e più affondiamo e più diventiamo egoisti.
e non guardiamo le persone negli occhi, non vogliamo sapere dei loro guai,
non vogliamo provare pena per nessuno perchè se provassimo pena dovremmo fare
qualcosa per alleggerirci la coscienza e non ne abbiamo voglia
siamo diventati egoisti e anche  cattivi.


13 febbraio 2014

un giorno qualunque














non attese il suono della sveglia per alzarsi.
la spense per non disturbare suo marito.
si alzò in silenzio, era ancora buio fuori.
le sei del mattino di un giorno qualunque. per il resto del mondo.
le piaceva l'aria del mattino, quando il buio spariva piano piano e si vedeva alzare la nebbiolina sul fiume.
ma ancora era troppo presto. svegliò  i figli e come tutte le mattine si lavò i denti e la faccia.
mentre strofinava con lo spazzolino incontrò i suoi occhi. distolse subito lo sguardo.
infilò lo spazzolino nel beauty case che aveva preparato la sera prima. si truccò, come tutte le mattine e si mise due gocce di profumo. infilò i pantaloni, il maglione e scese le scale.
mise una tazza di acqua nel microonde e ci versò un cucchiaio di orzo.
come tutte le mattine, un leggero profumo e un po' di acqua sporca da ingurgitare.
dopo 5 minuti scesero, con gli occhi abbottonati di sonno, il cervello ancora addormentato dei ventenni e le facce gonfie.
maschio e femmina, biondo e bruna, occhi chiari identici, lineamenti simili.
gemelli. affiatati. complici.
salirono in auto in silenzio, tutti e tre.
lei fece il conto mentalmente di quello che doveva aver fatto: messo la valigia nel bagagliaio, il beauty case anche, il cellulare nuovo, il libretto di risparmio, carta di identità, patente, documenti vari.
mentre viaggiavano per arrivare alla stazione  si ascoltava la radio, di sottofondo.
non una parola.
aveva una leggera tachicardia ma se la tenne tutta per se.
il cuore batteva come un tamburo, il cervello scalpitava, l'ansia cominciava a salire.
abbassò il volume dello stereo per dire
- ci fermiamo a fare colazione? è presto stamani.
al bar, con la brioche e il cappuccino li guardava. faceva fatica a tenere per se i sentimenti.
quando fecero per andarsene e salutarla lei parlò
- fate i bravi, non mi fate preoccupare e abbiate cura di voi.  vi voglio bene.
gli sfiorò le guance con la mano e quasi quasi una lacrima ce la fece a scappare.
li vide salire sull'autobus mentre la salutavano con la mano e scherzavano fra di loro e con il loro amici.
risalì in auto e partì. si fermò davanti alla banca in attesa dell'apertura.
prese il telefono nuovo e lo accese. aveva lasciato il suo a casa, dentro l'armadietto dei biscotti.
ripensò alle lettere che aveva lasciato la sera prima nella cassetta della posta e se le ripetè mentalmente.
svuotò il libretto a risparmio lasciandoci poche centinaia di euro e salì in macchina. si diresse verso la città.
non si permise di pensare a niente mentre le lacrime rigavano il suo volto.
non poteva rimanere.
la sera avrebbero trovato le lettere, si sarebbero resi conto che lei era andata via.
via da quella vita, da quegli affetti che aveva paura di sciupare con la sua fobia, via da tutto e da tutti.

non mi cercate, nemmeno a "Chi l'ha visto" (scherzavano sempre sul fatto che uno non poteva nemmeno scappare di casa in pace con la Sciarelli), aveva scritto nella carta che avvolgeva le lettere.

sarebbe mai tornata?



25 novembre 2013

qualcosa di rosso per le donne del mondo: e domani?

















si, oggi indossa qualcosa di rosso 
contro tutti i femminicidi del mondo

oggi siamo tutti più buoni
perchè oggi è la giornata mondiale contro 
la violenza sulle donne

oggi non ci saranno violenze (?)

e non devono essere le donne a denunciare
dovrebbero essere gli uomini a IMPARARE
ad essere educati che la violenza fisica 
NON E' AMORE

e basta con questo vittimismo, 
che saranno mai due schiaffi, 
alla fine si puo' perdonare...

che cosa si deve perdonare?

 un'educazione maschilista
in un mondo machista, con persone che fanno il bunga-bunga
o persone che sarebbero felici se le loro figlie
sedicenni fossero violentate da vecchi babbioni 
condannati che siedono ancora nel NOSTRO
SENATO della REPUBBLICA e 
urlano al golpe perchè il Presidente della Repubblica 
non gli concede la grazia anche senza chiederla?
di questo dovremmo ringraziare e perdonare?

dobbiamo cambiare la testa, il modo di pensare, il modo 
di vedere le donne e dobbiamo farlo con i nostri figli.

i nostri "maschi" ancora sparano 
ai falchi migranti in Calabria

siamo nell'anno DUEMILATREDICI dopo Cristo
non nel MEDIOEVO

AMORE non è mai VIOLENZA

e domani? 

domani la giornata mondiale contro la violenza sulle donne sarà passata,
si puo' ricominciare a menare?
a ignorare? 
a educare i nostri figli a essere maschilisti?

.facciamo che non sia così.







****Alle radici della mattanza, anche un'antica superstizione calabrese. Uccidere un falco metterebbe infatti al riparo dal rischio di avere una moglie infedele. "Per oltre dieci anni ho combatto questa battaglia e le posso assicurare che il vecchio credo popolare secondo cui abbattere un adorno, come vengono chiamati i falchi in dialetto calabrese, mette al riparo dalle infedeltà coniugali è molto più che una nota di folclore, ha un aspetto essenziale", racconta Alessandro Bettosi, ex comandante del Nucleo operativo antibracconaggio della Forestale. "Inevitabilmente - aggiunge - certe tradizioni si vanno affievolendo, ma qualche anno fa abbiamo arrestato un insegnante di liceo che era tornato apposta dal Piemonte per adempiere al rito". 

4 ottobre 2013

L'Isola dei Conigli, la spiaggia più bella del mondo






fratelli d'Italia







qui, in questo mare, davanti a questa piccola isola, l'Isola dei Conigli, nel Mar Mediterraneo sono morti ancora in troppi.
ancora per arrivare sulle nostre coste, una porta sull'Europa.
ancora per scappare dalla guerra che è l'unica vita che conoscono.
ancora per sfuggire a quella fame che non li lascia mai.
ancora per sfuggire a una vita di stenti e privazioni.
e quando arrivano a vedere la salvezza muoiono affogati in questo mare di cristallo. muoiono perchè il più delle volte non sanno nuotare, perchè per la maggior parte di loro il MARE si chiama RIVER, un fiume che se li porta via inclemente e incurante.
e noi stiamo a guardare. l'Europa sta a guardare.
proponiamo Lampedusa per il premio nobel per la pace invece di aiutarli ad aiutare.
con le parole e la retorica non si salvano le vite umane.
tutto quello che possiamo dire oggi è solo retorico e superfluo.
dovremmo solo vergognarci. tutti.





8 agosto 2013

Tanti auguri AMANDA!















Ho un'amica che oggi compie gli anni. 
Non so quanti di preciso, forse 20 o 30 o 40 o 50, non lo so e non mi interessa. 
Perchè gli amici non hanno età, festeggiano solo i compleanni, gli amici, senza invecchiare mai.
Ho quest'amica che non mi ha detto che oggi era il suo compleanno: meno male che bazzicando il suo blog, mica cotiche,  ho trovato gli auguri della Alessandra.

Non so quanti hanni compie la mia amica ma mi piace vivere nel suo mondo. 
Il mondo incantato di Amanda. 
Con le sue storie fatte di fili e di sogni, le sue parole morbide anche se dure, con i suoi pensieri leggeri e fioriti di fantasia. 
mi piace parlare con lei, mi piace scambiare discorsi e farmi smontare i pensieri bui, perchè lei me li smonta sempre i pensieri bui.  

Quando vedo la lucina verde su google non mi sento più sola, so che lei è lì anche per me. 
e allora tanti auguri dolce cara passerotta dottora. 
A volte vorrei essere uno dei tuoi piccoli pazienti per sentirmi raccontare una storia. 
invece devo venire a leggermele sul glog, le storie. Ma lo faccio volentieri e di corsa quando ne vedo una nuova.
Un'altra cosa: tutte le lettere maiuscole di queste parole sono per te e solo per te.




Per te

Grace, Jeff Buckley





31 luglio 2013

6.22 lucciole

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 musica per l'ascolto 


gone in minor tune 
















seduta sotto le stelle, nel fresco vento estivo. 
le lucciole che volano intorno alle luci del palco come falene impazzite. colori, suoni, musica, voci. 

ho milioni di piccoli pensieri che cercano di risalire, borbottano come acque di torrente, schiumano per uscire. 
convulsamente cerco di tenerli a bada.
li spingo, li abbasso, li colpisco. 

ma la musica, la cornamusa irlandese, i canti,  il cielo, le stelle e le lucciole non lasciano altra via.

e allora come in  un'onda mostruosa esondano e mi travolgono mettendo a nudo quello che non vorrei sapere, quello che non vorrei vedere. 

come attimi di comprensione terribile e impietosa radono al suolo tutte le mie certezze. 
rimane solo da ricostruire sopra le macerie.
rimane solo deserto e distruzione.
rimane solo l'ombra di ciò che poteva essere ma non è stato. 

oggi le farfalle voleranno lontane. 

17 luglio 2013

6.21 Viaggi




musica per l'ascolto

neighborhood #1













il primo viaggio di cui ho ricordo è quello fatto con mia mamma.
avrò avuto si e no 4 anni e viaggiavo in piedi sulla lucidatrice ridendo come una pazza mentre lei la spingeva per tutta la casa lucidando i difficili pavimenti in marmo rosa di Carrara.
la lucidatrice era un appaloosa impetuoso che mi portava nelle praterie americane e mi faceva volare oltre le mura di casa, era bellissimo cavalcare e volare libera nel vento.

poi sono arrivati i viaggi interplanetari: io e Stellina, piccolo cane meticcio di una bontà assolutamente sorprendente, sgattaiolavamo sotto la rete di recinzione della vigna davanti a casa e esploravamo angoli nascosti dell’universo, conoscevamo popoli e pianeti sconosciuti, intere giornate primaverili  passate fra grappoli di uva nera con chicchi piccoli e succosi, finocchi selvatici da rosicchiare fino alla fine e erba e fiori che servivano da cuscino. Distesa sull’erba, guardando dritto davanti a me, c’era il cielo.  Stellina con la testa appoggiata sulla mia pancia. accarezzavo l’erba  e riuscivo a vedere oltre, cose infinite, nuvole che diventavano delfini, città volanti, amori incredibili.

poi si viaggia per davvero. arriva l’ età che ti permette di partire, di prendere un sacco a pelo e aereo e di volare lontano portando con te tutti i tuoi sogni.
e già partire con quel senso di nostalgia per il ritorno, per la casa, gli affetti. partire con quel senso di nostalgia che si sente già chiusa la porta di casa e che ti accompagna latente per tutto il viaggio. 

ho viaggiato con l’amore, l’amore quello che ti prende e ti porta in luoghi sconosciuti, in meandri di strade intrecciate di sentimenti, l’amore che ti fa volare tanto in alto e che improvvisamente di scaraventa nel pozzo più profondo e nero che non ne intravedi il fondo.

e ho viaggiato con la musica: con il mio fedele lettore ho viaggiato in tutto il mondo, mi sono lasciata invadere dalle più belle melodie, dalle voci più incredibili. ho sentito con il cuore tutti i viaggi che mi sono stati indicati da quelle note  e ho volato su vette inaccessibili, su pianure sconfinate versando lacrime di gratitudine, sentendo tutto il bello dell’universo dentro di me.

ho viaggiato quando sono nati i miei figli, il viaggio più bello del mondo, il primo distacco con il taglio del cordone ombellicale, il primo sorriso.

ho viaggiato con la cucina, ho viaggiato impastando con amore pani di ogni regione, di ogni 
continente. 
ho viaggiato e continuo a viaggiare. il viaggio più  doloroso è stato, ed è, quello che ancora faccio con mè stessa. quel viaggio che mi spinge a guardarmi dentro, a trovare le parti più intimamente nascoste, quelle inconfessabili.

ma l’unico viaggio, quello comune a tutti, è il nostro viaggio nella vita.
il nostro cercare appoggio, cercare una mano amica per non viaggiare soli quando in realtà le cose per noi più importanti si fanno da soli: nascere e morire.



4 luglio 2013

Porte e finestre dei miei viaggi






















per le orecchie..



per gli occhi...

per partecipare  al senso dei miei viaggi


dovevo scegliere tre foto. e già diventa difficile.

dovevano essere porte o finestre.

e scopro che non sono l'unica ad avere la fissa di fotografare forte e finestre.

eccole, le mie porte, porte sul futuro, sul passato, porte che ti tengono fuori o che ti lasciano entrare, porte dell'anima, finestre sul cuore.





un porta su un giardino incantato, con arabeschi magici, chiusa per tenere fuori 
i pensieri cattivi e per lasciar entrare solo amore
Danimarca, Egeskov Slot






un faro. un faro che scruta lontano, sepolto nella sabbia, abbandonato
e lasciato solo con i suoi mille ricordi.
Danimarca, il faro di  Rubjerg Knude




ceramiche Brunelleschi, Sieci, Firenze
l'abbandono di una fabbrica, il negare di una realtà 
che ha nutrito per generazioni una terra, un paese intero.
hanno abbandonato la fabbrica (la struttura è protetta 
dalle Belle Arti in quando considerata 
archeologia industriale, anno 1774), hanno 
abbandonato i suoi operai per bieca e ottusa politica, hanno privato
della propria dignità 40 persone, gli hanno 
tolto il lavoro.








15 giugno 2013

Ode al carciofo ovvero la zuppa di carciofi con i chifferi rigati

















Ode al carciofo
Pablo Neruda 



Il carciofo
dal tenero cuore
si vestì da guerriero, zitto, costruì
una piccola cupola
si conservò
impermeabile
sotto
le sue squame, accanto a lui
i folli vegetali
s’incresparono, divennero
viticci, vite palustri, bulbi commoventi,
nel sottosuolo
dormì la carota
dai baffi rossi,
la vigna
dissecò i tralcida cui risale il vino,
la verza
s’accanì
a provarsi gonne,
l’origano
a profumare il mondo,
e il dolce
carciofo
là nell’orto, vestito da guerriero, brunito
come una granata,
superbo,
e un giorno
uno accanto all’altro
in grosse ceste
di vimini, camminò
su e giù per il campo
a realizzare il suo sogno:
la vita militare.
Allineato
non fu mai tanto marziale
come alla fiera,
in mezzo agli ortaggi
con le camicie bianche
eranoalti marescialli
dei carciofi,le file serrate,
le voci di comando,
e la detonazione
d’una cassa che cade,
ma sul più bello
arriva Maria
Con la sua sporta,
sceglie
un carciofo,
non lo teme,
l’esamina,
l’osserva controluce come un uovo,
lo compra, lo confonde
nella sua borsa
con un paio di scarpe,
con un cavolo cappuccio
e una bottiglia
d’aceto
finché
entrando in cucina
non lo immerge nella pentola.
Così finisce
in pace
la carriera
del vegetale armato
che si chiama carciofo,
e poi squama per squama
spogliamo
e mangiamo
la pacifica polpa
del suo cuore verde


grazie passerotta

minestra di carciofi e chifferi rigati

pulire e lavare due grosse patate, tagliarle a pezzettini e tenerle in acqua fredda.
in un filo d'olio in una casseruola di coccio  fate soffriggere una cipolla affettata a fette spesse.
pulite i carciofi, togliete la parte dura e divideteli in otto parti togliendo la peluria interna. mettete i carciofi a spicchi in acqua acidula.
quando la cipolla sarà dorata aggiungete le patate e dopo qualche minuto anche i carciofi. fate saltare le verdure e coprite con acqua o con brodo vegetale. aggiustate di sale e portate a bollore. fate bollire per una ventina di minuti a casseruola coperta. quando le patate saranno cotte aggiungete un paio di manciate di chifferi (o altra pasta corta a piacere) e fatela cuocere nella zuppa. aggiungete acqua se occorre. 
impiattate con olio extra vergine di oliva e una grattugiata di pepe. un po' invernale ma rifocillante e amorevole con il vostro corpicciuolo.
leccatevi i baffi!!!
 

13 giugno 2013

6.20 si conoscevano solo da vent'anni










si conoscevano solo da  vent'anni.  
erano  invecchiate insieme. 
almeno, si conoscevano per web da vent'anni.
avevano cominciato la loro amicizia epistolare nel 2012 o forse nel 2011, non ricordavano bene, ai tempi in cui andavano di moda i blog. una lo aveva per la sua voglia matta di cibo e di ricette ma ci scriveva sopra anche sproloqui e vaneggiamenti e l'altra solo di racconti,  vaneggiamenti e sproloqui. si erano conosciute in quel modo e piano piano avevano cominciato a salutarsi in privato tutti i giorni.
che fai oggi?
vado a prendermi un gattino nuovo
oppure:
senti, ho bisogno di un consiglio da dottora...
e io di una ricetta 
e così per anni scambiandosi idee, parole, sostegni e comprensioni. perchè a volte leggendo le parole dell'altra era come se le avessero scritte insieme. se non ci fossero stati i nomi non avrebbero saputo riconoscere di chi erano tanto erano uguali i modi di pensare. 
e anche l'infanzia. simili i modi di crescere. le famiglie allargate. le nonne, le bisnonne, le zie, le cuGine, la politica. i racconti si potevano intrecciare e fondere, gli stessi stati d'animo, gli stessi ideali. 
oneste, tutte e due, anche troppo onoste. 
una più sognatrice, una più disincantata: quale delle due? boh, si confondevano bene anche lì.
poi, dopo anni di epistolature (?) decisero di trovarsi a metà strada. che c'era a metà strada fra Padova e Firenze? decisero a tavolino con google maps che Castel Maggiore poteva andare bene e si incontrarono a prendere un caffè.  era l'anno 2020, dopo anni di parole finalmente si potevano toccare. 
e così fu per tutti gli anni a venire. una volta all'anno, un sabato per l'esattezza, si ritrovavano fisicamenente a Castel Maggiore, si sedevano al tavolino di un bar e facevano colazione. e poi parlavano che era più bello e facile che scrivere. ma non potevano usare skype vi chiederete? erano due romantiche, non potevano usare skype. 
si conoscevano solo da vent'anni. 

questo è per la mia amica Amanda:
 "io e te da grandi"

 

4 giugno 2013

6.19 ricette per la lietezza dello spirito









musica per l'ascolto


Perchè la vita ti passa addosso. Spesso e dolorosamente.  E ci sono giorni in cui non vorresti tornare a casa perchè tornare a casa è faticoso, difficile. Ci sono rapporti da coltivare, ci sono pensieri che devi tenere chiusi a doppia mandata e non far trapelare, ci sono quelle idee strane che ti girano per la testa e non vorresti avere tutti i piccoli grandi problemi di una vita normale, identica a milioni di altre vite. E diventa pesante e soffocante indossare la solita maschera per tenere a distanza tutto le noie e le quisquilie giornaliere.

E allora ti metti a cucinare perchè cucinare è un'arte, cucinare è un rito per rientrare in possesso della tua anima, cucinare è senitre il mondo che si crea sotto le tue mani. E tu adori cucinare.
Quasi come un culto, entri nella tua cucina e annusi. Si sentono i profumi delle spezie, se sai sentire bene, si sente il profumo del ramo di gelsomino siciliano che hai staccato dalla siepe, dolce e sinuoso che evoca ricordi di viaggi lontani di bambina.

Quasi come un cerimoniale sacro, ripetuto e affinato nel tempo.   buona musica di sottofondo, magari i Sigur Ros. Apri una bottiglia di vino, un buon chianti, lo versi in un calice e lo fai correre lungo le pareti di vetro della boulle e guardi il colore rubino che inonda mentre sale e scende in morbide curve.  E ancora annusi, ti inebrii con il profumo  prima dell'assaggio. Ti infili il grembiulone nero, giri i fili  intorno alla vita due volte e fai il fiocco, con cura, senza fretta, con affetto. Strisci le mani lungo le cosce per stenderlo. Accendi una sigaretta e la lasci bruciare nel posacenere vicino alla finestra perchè te la dimentichi e cominci.

Cominci a  sbucciare la cipolla, a scegliere il coltello, a tagliarla e a sentire il suono della lama sul tagliere di legno.  La affetti in fili sottili per metterla nell'olio. E aggiungi lo spicchio d'aglio. E non ti arrabbi nemmeno quando devi tenere premuto il pulsante del gas per almeno 7 o 8 secondi per farlo stare acceso. Fiamma bassa, bassissima. Senti lo sfrigolio della cipolla che sprigiona nell'olio il suo profumo. Sembra parlarti.

E poi ti piace sentire i profumi di cottura. T piace guardare la cosa che prende forma. E scegli  le erbe aromatiche, foglia per foglia con lentezza e attenzione, le lavi, le aggiungi.
E lasci andare il pomodoro mentre prepari la pasta.

 Impastare acqua e farina, sentire il calore che si allarga sotto le mani, sentire l'anima del grano che risorge. Distendere. Formare. Lasciar riposare.
Ti piace, ti dà piacere, ti acquieta l'anima.

E poi il desco: imbandito come quella di un Re, posate perfette, bicchieri enormi, tovaglie di lino incantato.
E quando il piatto arriva, fumante e delicato, bello ed etereo ti piace sentire i commenti estasiati degli amici.

Cucinare per te è come sparire nel mondo incantato delle fate, è come riappropiarsi della  vita con lentezza e perfezione, è godere di ogni profumo o immagine che riesci ad avere fino nell'ultima fibra del tuo corpo.
In fin dei conti sono solo ricette per la lietezza dello spirito.





10 maggio 2013

6.18 il mio fiore perfetto






Sigur Ros












coltivo un fiore. da anni.
lo tengo vicino a me, sempre. 
ho messo il semino in un barattolo vuoto tanti anni fa.
lo tengo vicino a me, alla luce, al caldo. 
è l'unico fiore che non mi scordo mai di annaffiare, di nutrire, di guardare
l'ho tenuto al caldo, l'ho protetto dalle intemperie come meglio ho potuto.
lo guardo con orgoglio e vedo il mio  fiore perfetto.
 l'ho visto sbocciare, aprirsi al mondo. 
è timido, esile e dritto. 
ha grandi occhi marroni, riccioli castani, mani affusolate, spalle dritte, il colore della gioventù.
è il fiore più bello del mondo il mio fiore. 
è una delle due più belle cose che abbia mai fatto in vita mia. 


alla mia bambina




VON

8 maggio 2013

6.16 pensieri e pane alla canapa












il mio glicine senza sole




Ho pensato: stamani non scrivo, stamani non è aria.
poi leggo i vostri meravigliosi  commenti al mio ultimo post sull'altro blog e non posso fare a meno di scrivere. anche per oggi.
aggiungo queste righe al post che già stavo preparando per il pane di canapa....
uno, commento,  quello di questa donna, la Roberta che non finisce mai di stupirmi e di agganciarmi: se fossi un stata un uomo le avrei fatto una corte spietata per tutta la vita!
".... Poi mi hai fatto pensare a quando avevano preso a regalarmi i fagiani, e mia mamma era lontana, e mi sono dovuta rassegnare e imparare a pulirmeli da me.....lo stomaco ridotto ad un pugno, andavo avanti solo perchè pensavo, un po' ancestralmente, che quella sofferenza mia era necessaria per compensare la morte dell'animale e rendergli onore.....e come erano buoni alla fine!
E infine alla mamma, quanto sarà bella la Mara per aver fatto una Sandra??? ringraziala eh, da parte mia! :)"

....rendegli onore, compensare la morte dell'animale, lo stomaco come un pugno.... e poi, quanto sarà bella la Mara per aver fatto la Sandra?
come l'avessi scritto e sentito io.
 mi posso commuovere  Roberta, Robertuccia mia, Robertina bella, tesoro inestimale trovato per caso con questi miei blogghetti miserandi e miserabili?
e non sono forse terapeutici davvero, questi blog,  se ti fanno trovare tanta bella vita intorno a te? grazie tesoro, non lo so perchè le tue parole sono arrivate così dritte, ma sono arrivate, e ancora mentre scrivo mi scendono le lacrime di gratidudine e di gemellitudine-divisa-dalla-nascita.
perchè io di MIE gemelle divise dalla nascita ne ho trovate diverse in questo ultimo anno e ne sono immensamente felice: grazie a tutte amiche mie!
non vi posso nominare: se mi scordo di qualcuna poi mi mangio le mani e siccome in questo periodo non mi scordo la testa perchè ce l'ho attaccata al collo non voglio rischiare. ma mi siete care, mi siete vicine, mi aiutate nei momenti bui.
 ultimo ritrovato della medina moderna: se siete tristi e un po' affogate nei problemi, entrate sul web e andate a leggere i post delle vostre amiche di blog, o trovate di nuove, o scoprite milioni di idee nuove e talmente entusiasmanti che la tristuggine non puo' che levarsi dalle balle!!!!


 KISS!!!


 
 ... e, finalmente, questo sotto è il post originario ....


queste settimane non sono  state settimane liscie e tranquille, di quelle che scorrono via come l'acqua. sono state intense e faticose.
e il tempo (metereologico)  non aiuta: tutto questo piovigginare mi deprime.
e quando sono triste io panifico, chi mi conosce un po' lo sa, io panifico per vedere se mi passa la tristuggine, se mi passa lo sconfortamento, se mi passa la depressionista....
fra ieri e ieri l'altro mi sono data alla canapa. ho questo sacchettino trasparente  di farina di canapa, appunto color canapa, che mi guarda dallo scaffale tutte le volte che apro lo sportello delle farine: ieri non ho resistito al richiamo.
avevo del  licoli bello attivo da adoperare e ho deciso di utilizzarlo con la farina di canapa.
diciamo che nelle mie notti insonni mi metto a pensare e per non affogare nelle mie elucubrazioni preferisco pensare alla panificazione: si, perchè se panificare mi rilassa ho scoperto che anche pensare ed inventare pani mi rilassa e spesso riesco anche a riaddormentarmi. potere del grano!!!




e queste con uno spicchio di sole 




dovete convenire con me che il sole fa la sua parte, o no?
questo è il glicine di casa mia che in questi giorni ha riempito l'aria del suo profumo dolciastro e i nostri occhi di questi meravigliosi fiori bianchi. peccato che la fioritura dura così poco!
ma veniamo a noi, la ricetta va a Panissimo per la terza raccolta che sarà in pubblicazione per il 15 maggio: vi invito ad inviare le vostre ricette di lieviti senza indugio!

maxi cornetto di farina di canapa al burro









la ricetta:

300 g. farina tipo 0
50   g. farina di canapa 
75 g. licoli 
acqua tiepida
30 g. di burro



il procedimento è lo stesso  di sempre: mischiate, sbatacchiate, impastasta, strapanete, piegate e aggiungete. fate lievitare, curate con amore il bambino in forno, cuocete a bassa temperatura per 25 minuti stando attenti a che non si colorisca troppo (vedi la mia), tagliate, farcite, mangiate: a  ME MI piace!!















spedita a  PANISSIMO  per la terza raccolta che va dal 01 di maggio fino al  15.... , in versione inglese da Barbara, di Bread & companatico.

buona vita a tutti!

19 aprile 2013

6.15 anch'io ho diritto alle mie inquietudini










Vladimir Kush, metamorfosi 
lei mi ha suggerito questo "russo" 



una mia amica mi ha appena scritto:


anche tu hai diritto alle tue inquietudini

Barbara, questa frase mi ha aperto una porta.
si, anche io ho diritto alle mie inquietudini, non devo essere sempre serena e positiva.
anche io ho diritto alle mie inquietudini.
grazie Barbara, non sai il bene che mi hanno fatto queste parole, until the and of the worl.





un fiore per tutte le mie amiche di blog, quelle che ho conosciuto e imparato a stimare ed apprezzare in questo anno e mezzo di ricette, di parole e di pensieri,  un fiore per esserci state, per avermi letto e ascoltato, per avermi fatto sentire il vostro  affetto.  la mia vita sarebbe più difficile senza questo blog e senza di voi, questa è la mia second life, la mia casa ideale, il mio mondo: grazie!





fate conto che siamo tutte a prenderci un caffè con dolcino nel mio prato davanti a casa in mezzo agli anemoni!!
 

30 marzo 2013

6.14 ..... io ne ho viste di cose che voi umani.....













scrivere a quest’ora della notte, senza occhiali è come un salto nel vuoto.
i miei occhi non mettono bene a fuoco quello che scrivo, appare tutto molto doppio e sfuocato
ma le mie dita vanno da sole, ormai da tanti anni ho imparato a scrivere con tutte le dieci dita e senza guardare la tastiera. non vi dico gli sfondoni che ne escono a volte.  io ne ho viste di cose che voi umani.....

comunque, senza divagare troppo dalla piega principale, scrivere a quest’ora e senza occhiali è proprio una sfida.  quindi mi perdonerete le sbavature, le virgole messe male e tutti gli errori di battitura che ci potranno essere. 
mi si accavallano i pensieri, vanno troppo veloci per le mie mani e li perdo.
perdo emozioni, perdo momenti, perdo profumi.
non riesco più a fermarli. vorrei ma non posso.
vorrei liberarmi di questa  sensazione di sottofondo. come una spina dentro un dito, a volte te la puoi dimenticare ma lo sai che è li in attesa di poter uscire.   pensieri positivi,  certezze, distogliere il pensiero quando entri in giro su te stessa. 
io ci provo ma evidentemente non basta. vorrei liberarmi di questo sottile tormento che faccio finta non esistere.  
vorrei liberarmene per sempre, mi convinco razionalmente, mi autoconvinco razionalmente, sento questo condizionamento ma non riesco a non sentire quella spina nel dito, almeno ogni tanto. e’ forse una autopunizione? potrebbe. avrei forse bisogno di aiuto.


guardo fuori e il paesaggo è sicuramente atipico: alberi in fiore e cielo costantemente grigio piombo, i metereologi dicono che è una primavera fra le più fredde degli ultimi cento anni. marcisce tutto, come direbbe Lorenzo. siamo nel periodo in cui si usa il verbo marcine per indicare qualsiasi cosa. e me la ricordo quella fase, tutti abbiamo avuto le fasi.  Ma porca miseria, sono giò passati tutti questi anni. 
marcisce tutto davvero. marcisce l’Italia intera in mano agli avvoltoi. mi dispiace, come italiana mi sento tradita, umiliata e sconfitta. 
dalle urna  sono uscite urla inferocite, il m5s,  uomini che partono  per smacchiare e tornato smacchiati, come i suonatori di montagna, sapete quelle che vanno per suonare e tornano suonati, delinquenti legittimati da una parte del popolo italiano, quello stesso popolo che manifesta davanti a un tribunae per difendere il padrone, 
  tutti questi signori da noi elettri, tutti questi meravigliosi deputati non sono stati in grado di formare un governo. io sono d’accordo con lo smacchiato-re di giaguari: non si puo’ andar con b. mai nella vita. ma il m5s al governo?
ma secondo voi lo chiedono perchè tanto sanno che non glielo daranno mai..... non è che magari gli si rivolta la frittata come con i voti alle elezioni? si aspettava il sig. grillo tutta questa poltiglia di italiani votassero per loro, per lui?
ecco, mi dispiace dovermi quasi vergognare di essere italiana. non ci facciamo una gran bella figura come popolo. ma forse un popolo lo siamo solo sulla carta.... purtroppo. 
con questo delizioso pensiero che mi frullava per la testa vi lascio i miei sinceri auguri per una serena  Pasqa e un buon lunedi’ dell’Angelo


… voi non sapete che fatica scrivere senza occhiali....

18 marzo 2013

6.12 autoritratto...







quando ho visto l'autoritratto le prime parole sono state:
io non ti ho mica fatto così bruttino.... anzi!
 classico orgoglio di mamma italiana e lui, per tutta risposta,
mamma, Egon Schiele, mamma, presente Egon Schiele, l'amico e apprendista del tuo caro Klimt? ecco, lui..... lo stile è quello e io lo so che sono più bello.... bello come il sole?
ma come si fa, dico io, come si fa con questa gioventù moderna......
mi fa un po' effetto scoprire che il "mio bambino" tanto bambino non lo è più. adesso che comincia a esprimere quello che sente mi fa anche un po' impressione. Lui, chiuso a tripla mandata come il babbo suo, lui che non parla neanche sotto tortura, lui che devi immaginarti le cose, lui che io parlo con lui e mi rispondo da sola..... lui, insomma, non più un bambino ma un uomo.....

12 marzo 2013

6.11 facciamo qualcosa












come suggerisce la nostra  amica Amanda, facciamo qualcosa,  esprimiamo la nostra opinione al riguardo del nostro caro ex Presidente del Consiglio.......



firmate belle bambine, facciamo qualcosina, non possiamo sempre bivaccare e vivere di rendita: mica siamo gatti noi!

p.s. : Bady Roga, il gattone sopra se ne è andato anno scorso a settembre in cerca di gatte e non è più tornato..... era un gatto da canestro!

11 marzo 2013

6.10 uveite e legittimo impedimento















certo che quel pover'uomo ha proprio sfortuna: uveite, questa fastidiosissima infiammazione dell'occhio che lo tormenta da giorni, e lui, lui pover'uomo sopporta tutto quel dolore (dice che più o meno è come una congiuntivite)  in ospedale in una suite di 200 mtr quadrati con  idromassaggio.
povera anima.
noi  invece, cittadini  cattivi e in mala fede  insieme alla Bocassini, la Ilda nazionale, gli mandiamo la visita fiscale.
tremendi, siamo un popolo di tremendi, poverello, adesso è anche iperteso!

saranno state le ripetute tirate di pelle che hanno influito sull'occhio?  sarà la plastica innestata di continuo su tutto la faccia? sarà il botulino?
........sarà mica malocchio?
"occhio malocchio, corno bicorno, aglio, fravaglio, fattura che non quaglio"
come avrebbe detto il principe Antonio De Curtis, in arte Totò.

e lui, povera anima candida  dice ai suoi di non manifestare sotto al tribunale.
martire della Bocassini, quella donna immonda e terribile (sempre sia lodata),  si fa martirizzare così... lui ha sacrificato tutto per noi, è sceso in politica per noi. 

potesse aver ruzzolato tutte le scale mentre se ne scendeva in politica, non era meglio per tutti?

mia nonna diceva che l'erba cattiva non muore mai..... saggezza popolare.


p.s. :


9 marzo 2013

6.9 cresciute per essere donne















ancora quella sensazione di sfuggevolezza. tutto scorre e passa troppo veloce. 
mi siedo. guardo lo schermo e vi trovo tutte,  trovo un mondo di colori e di idee. trovo un mondo di piaceri sottili della mente. 
ma il senso del dovere, quello che ti inculcano  fin da infante, quello che prima di tè ci sono i doveri, prima di tè ci sono tutti gli altri,  mi lascia uno strascico di senso di colpa. ci hanno cresciuto, le nostre mamme e le nostre nonne, per essere massaie, ci hanno cresciuto per accudire la casa, la famiglia, ci hanno cresciuto per essere la colonna portante e silenziosa di questa società maschile.

mi siedo e scrivo. non senza senso di colpa ma mi siedo e scrivo. 

e guardo fuori dal lucernario, le nuvole stanno passando leggere lasciando il cielo azzurro dietro, finalmente un raggio di sole. e il senso del dovere, il mio cervello di donna"educata" ad essere donna, di donna che deve fare mi borbotta di sottofondo "guarda che c'è il sole e se fai la lavatrice le lenzuola si asciugano in un battibaleno", ma lo ignoro e guardo fuori, apro uno spiraglio della finestra sul tetto ed entra un rivolo d'aria pulita.  sono arrivate le rondini, hanno preso possesso del vecchio nido in grondaia, non so se sono le stesse o forse i figli delle stesse, so solo che sono tornate e loro tornano a primavera, sfrecciano con le loro codine a punta nel cielo e disegnano meravigliosi contorni, volano fra le nuvole e si tuffano sulle gocce di rugiada. 

e io mi siedo e scrivo, con la premura di fare veloce perchè devo assolvere il mio compito di donna, di madre, di governante, di tuttofare. 

ma mi siedo e scrivo, e questa è una piccola concessione per me.

ascolto la musica, sento gli uccelli sul tetto, sento l'aria fresca che entra e che pulisce. 
mi siedo e scrivo, scrivo di me e del mio senso di inadeguatezza, scrivo di me e del mio pensare di essere sbagliata, sostituibile, piccola e inestistente, ma mentre scrivo penso anche di essere unica, irripetibile, forse sbagliata ma non c'è un altro sbaglio uguale a me.
ecco, adesso posso andare a fare il mio dovere, quello per cui sono stata allevata, fado a disfare il letto, pulisco, lavo, metto a posto, ma mi sono presa dieci minuti tutti per me. scusate se è poco, ma da qualche parte bisogna cominciare. peccato che le nuvole grigie siano riapparse dal lucernario, non c'è più traccia di quel bel celeste.