sono solo pensieri in ordine sparso

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14 gennaio 2016

sbagliare è umano










perchè sbagliare è umano.
assolutamente umano. e gli unici che non sbagliano sono i santi o chi non vuol vivere.
vivere è difficile. sempre.
a qualsiasi età. vivere è un mestiere complicato, costellato di scelte giuste e sbagliate, di fortuna e sfortuna, di errori e di trionfi, di amore e di calessi.
e se invece dell'amore era un calesse?
e se quel calesse ti porta in una direzione sbagliata? ma non sbagliata di poco, sbagliata di tanto?
bisogna avere la forza e la capacità di accorgersi dell'errore, prima o poi. meglio prima.
e avere la forza per ammettere di aver sbagliato. e questa forza la trovi dentro, soprattutto se sei una crisalide intelligente e giovane. e bella. dentro e fuori.
sbagliare è umano, molto umano, più facile sbagliare che far bene.
questione di svolte: svolto a destra o a sinistra? e se a destra c'è il meglio e a sinistra il peggio chi me lo dice? il fato, a volte, si prende gioco di noi. quello che all'inizio sembra bello si puo' trasformare in un incubo.
e siccome poi la vita non è mai troppo gentile ti pone insieme alla scelta sbagliata altri casini in cui perderti, smarrirti, rotolare.
una patata che rotola, non proprio rotonda, ma rotola. sbanda, si riprende, quasi si ferma per capire ma poi ricomincia a rotolare sopraffatta dalla velocità.

ti fermo io, sono qui per te, per fermati.
ti fermo io, mia piccola farfalla in divenire, perchè io quella farfalla la voglio veder volare alto come puo' e sa fare, ti fermo io.    voglio vederla volare quella farfalla e pensare orgogliosa:
quella è la mia farfalla 

e fcostruiremo un muro  soffice e morbido contro cui farti fermare perchè tu non sbatta  e ti faccia ancora male.
faremo un muro d'amore per te, mattone su mattone, pezzo per pezzo e ti fermerai perchè ti vuoi fermare.
ti sono grata per aver deciso  il meglio, per te, per me, per tutti quelli che ti vogliono bene.
ti sono grata anche se mi costerà un sacrificio enorme starti lontana, ti sono grata perchè hai scelto di vivere.
ma dal letame nascono i fiori, ricordalo farfallina,  tu hai solo da capire  che  meraviglioso fiore sei.

ricorda: fino all'infinito ed oltre




13 giugno 2013

6.20 si conoscevano solo da vent'anni










si conoscevano solo da  vent'anni.  
erano  invecchiate insieme. 
almeno, si conoscevano per web da vent'anni.
avevano cominciato la loro amicizia epistolare nel 2012 o forse nel 2011, non ricordavano bene, ai tempi in cui andavano di moda i blog. una lo aveva per la sua voglia matta di cibo e di ricette ma ci scriveva sopra anche sproloqui e vaneggiamenti e l'altra solo di racconti,  vaneggiamenti e sproloqui. si erano conosciute in quel modo e piano piano avevano cominciato a salutarsi in privato tutti i giorni.
che fai oggi?
vado a prendermi un gattino nuovo
oppure:
senti, ho bisogno di un consiglio da dottora...
e io di una ricetta 
e così per anni scambiandosi idee, parole, sostegni e comprensioni. perchè a volte leggendo le parole dell'altra era come se le avessero scritte insieme. se non ci fossero stati i nomi non avrebbero saputo riconoscere di chi erano tanto erano uguali i modi di pensare. 
e anche l'infanzia. simili i modi di crescere. le famiglie allargate. le nonne, le bisnonne, le zie, le cuGine, la politica. i racconti si potevano intrecciare e fondere, gli stessi stati d'animo, gli stessi ideali. 
oneste, tutte e due, anche troppo onoste. 
una più sognatrice, una più disincantata: quale delle due? boh, si confondevano bene anche lì.
poi, dopo anni di epistolature (?) decisero di trovarsi a metà strada. che c'era a metà strada fra Padova e Firenze? decisero a tavolino con google maps che Castel Maggiore poteva andare bene e si incontrarono a prendere un caffè.  era l'anno 2020, dopo anni di parole finalmente si potevano toccare. 
e così fu per tutti gli anni a venire. una volta all'anno, un sabato per l'esattezza, si ritrovavano fisicamenente a Castel Maggiore, si sedevano al tavolino di un bar e facevano colazione. e poi parlavano che era più bello e facile che scrivere. ma non potevano usare skype vi chiederete? erano due romantiche, non potevano usare skype. 
si conoscevano solo da vent'anni. 

questo è per la mia amica Amanda:
 "io e te da grandi"

 

3 ottobre 2012

2.22 Nel mezzo













Nel mezzo ci siamo noi.
Ci siamo noi con i nostri bagagli di errori e  di cose ben fatte.
Ci siamo noi con i nostri dolori, con le nostre gioie e con il nostro cuore.
Ci siamo noi che ci dibattiamo nelle avversità della vita.
Nel mezzo a questo mare di incertezza ci siamo noi, con i nostri dolori, i nostri amori, i nostri affetti.
E che Dio ce la mandi buona e senza vento.... 
Sarà così




29 giugno 2012

1.1 il faro














 
Il mare abbracciava con furore il faro, ultima torre  di una civiltà in decadenza, esposto fuori dalla costa, come un dinosauro di un'era ormai sepolta,solitario.  Le onde si infrangevano raggiungendo quasi l'ultima finestra, quella dove la lucerna era accesa ormai ininterrottamente da oltre 1000 anni. 
Un faro nella notte, un faro in mezzo al mare, un faro tenuto acceso per tutti i naviganti, per tutti le anime del mondo. Ancora le onde si spezzavano contro le pietre e il rumore era un rombo, uno schiaffo di acqua e di vento che si infrange sul mondo dei vivi. Il mare, così furioso, così impetuoso e imperante. Nessuno si sarebbe potuto avvicinare alla costa con quella inesorabile tempesta. Nessuno.
Lui saliva le scale ancora, con fatica, con enorme fatica, la chiocciola girava con i suoi scalini, il mare bussava incessante e irrompeva con spruzzi di rumore come boati, come bombe. Aveva salito quelle scale per tutti i giorni della sua vita da quando ne aveva memoria. Le gambe sempre più stanche, di anni di scalini, di anni di solitudine forzata. Ma la luce doveva rimanere accesa, sempre. Arrivato in cima controllò la lanterna ad energia nucleare: sarebbe stata accesa anche senza di lui per almeno altri 10.000 anni. I naviganti perduti potevano stare tranquilli.

1 giugno 2012

Nuvole a bassa quota




1.
Nuvole a bassa quota: questa era la descrizione adatta per quella mattina di maggio.
Non fredda o buia o triste, solo avvolta dalla nuvole a bassa quota.
Tutto era ovattato da quelle nuvole, da quei batuffoli che aleggiavano nell'aria, sul fiume, fra i rami.
Si sentiva strana, in bilico fra il normale e lo stapersuccederequalcosa. Aveva imparato ad ascoltare le sue sensazioni, aveva imparato a stare in guardia quando le avvertiva. Non sempre erano cose eclatanti ma comunque si poteva stare in allerta. Si guardò intorno, un capriolo che brucava tranquillo l'erba giovane e tenera in fondo al prato, una lepre poco distante che muoveva gli orecchi come fossero radar tesi a sentire eventuali intrusi in arrivo. Il suo cane era accucciato ai suoi piedi sonnacchiando. Aveva sempre più bisogno di dormire essendo ormai arrivato alla veneranda età di 12 anni. Fedele amico da sempre, tremava al pensiero di quando se ne sarebbe andato lasciandola sola.
Prese lo zaino e si avviò verso il fondo del prato, scendendo lentamente seguita da Arrow.
Aveva imparato ad attivare tutti i sensi insieme in modo da avere una maggiore sensibilità di quello che era attorno a lei. Pensava a quello che era stato, prima, molti anni prima della grande esplosione.
Lei non lo aveva vissuto, glielo avevano raccontato i vecchi, lo aveva letto sui libri, visto sui dvd.
Dopo la prima grande esplosione il mondo era rimasto attonito.
Comunicazioni interrotte, circa il 99% della popolazione volatizzato in un attimo, niente energia elettrica.
Era successo tutto in un attimo, un boato e l'onda d'urto aveva ucciso tutti quelli che non erano ben al riparo sotto terra per qualsiasi motivo fortunato. Le case, le auto, le cose insomma erano rimaste intatte.
I pochi sopravvissuti, umanità varia e variegata, aveva cercato di aggregarsi e di sopravvivere insieme. Si erano formati pochi nuclei nelle campagne per poter meglio nutrirsi una volta finite le scorte dei supermercati deserti.
Dopo 1 anno dalla grande esplosione senza che nessuno sapesse a che cosa o a chi fosse stata dovuta arrivarono le prime astronavi.
Enormi, d'argento, coprivano la visuale del sole e del cielo.
Lo sfruttamento delle risorse della terra iniziarono immediatamente dopo il loro avvistamento, tramite macchine che assomigliavano vagamente a degli umanoidi. Se tali congegni trovavano superstiti non esitavano a sterminarli. Cercavano pietra, volgare e normalissima pietra. Cominciarono dalle più grandi catene montuose.  Nel giro di pochi anni la catena dell'Himalaya fu solo un ricordo. Nel giro di 5 anni al posto delle Alpi e dei Pirenei erano rimasti solo grandi buchi.
Come erano arrivati se ne andarono dopo 7 anni di distruzione e sterminio senza nessun ritegno. Nessuno seppe mai chi fossero. 
Come ricordo ci  avevano però lasciato quasi tutte le macchine da estrazione che, impazzite e lasciate al loro destino, prima di collassare in pozze di metallo uccidevano tutto ciò che di vivo incontravano.
Unica difesa contro di loro una pallottola in quella che era la testa: erano così veloci che diventava  difficile sopravvivere ad un incontro.
E se quella mattina ne avesse incontrato uno?